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“La ricerca ci salverà dal Covid-19!” Questa frase è stata pronunciata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la celebrazione dei giorni della ricerca, promossa dall’Airc. Il 26 Ottobre 2020 Mattarella pronunciava questo discorso, ricordando tra l’altro che “nessuno di noi è estraneo al dovere di sostenere e incoraggiare la ricerca“.

Quella data, oltre ad essere l’occasione di celebrare i giorni della ricerca, coincise con il primo giorno di chiusura delle palestre, a seguito del DPCM del giorno precedente. Per noi del centro Krioplanet, non lo nascondiamo, è stata una botta tremenda. Un’ennesima chiusura “a tempo indeterminato”. Ci stavamo giusto riprendendo dal primo lockdown ed ecco materializzarsi lo spettro di una seconda chiusura, per lo più con l’inverno alle porte.

Tuttavia la nostra reazione a questa notizia è stata forte, coesa e determinata. Abbiamo fin da subito attivato il servizio di allenamenti live gratuiti sul nostro Canale YouTube. Inoltre ci siamo attivati per far partire un progetto ambizioso: la validazione di un nuova procedura per le sedute di criosauna.

Un progetto di ricerca ambizioso!

Il progetto era nell’aria da qualche settimana. Validare una nuova procedura per effettuare con ancor più efficacia le sedute di criosauna utilizzando una sorta di copertura da applicare alla crio. Trovare un modo per chiudere la criosauna, isolando l’ambiente freddo dal resto della stanza. Un’idea nata ricercando informazioni su internet e ingegnandoci con materiali a costo zero. Un’intuizione che, anche se a sensazione poteva funzionare, avrebbe comunque avuto bisogno di una validazione ufficiale, per l’appunto scientifica.

Abbiamo dapprima provato con delle mantelline di stoffa: troppo leggere! Poi abbiamo provato con un’isolante spugnoso: idem! Infine, parlandone con un cliente, abbiamo optato per un ciambellone di poliuretano espanso da 5 centimetri. Sembrava funzionare. Ma come validarlo? Come riuscire nell’ambizioso intento di arrivare ad una pubblicazione scientifica?

Ne abbiamo parlato con alcuni professori universitari, sia dell’ateneo di Milano che di quello di Genova. Da parte loro la collaborazione è stata, come sempre, la più totale. Non nascondiamo tuttavia che si percepiva un pò di scetticismo sulla “pubblicabilità” di una ricerca come questa.

In pochi giorni abbiamo predisposto un protocollo di raccolta dati. “Entro due settimane riusciremo a completare il lavoro!” Questa è stata la promessa che abbiamo fatto ai docenti universitari.

Detto, Fatto!

In pochi giorni abbiamo reclutato 18 soggetti e li abbiamo sottoposti a due sedute di criosauna ciascuno. L’intento era quello di appurare i benefici di “coprire” la criosauna, mantenendo di pari passo intatti gli standard di sicurezza.

Abbiamo utilizzato una termocamera, una sonda termica (gentilmente prestata dalla ditta Giussani di Fara d’Adda) ed un questionario di discomfort termico. Per ogni soggetto abbiamo raccolto qualcosa come 80 valori di temperatura per ciascuna seduta di criosauna. In totale ne abbiamo raccolti 2880!!! Una mole di dati in formato monstre, che ci ha consentito di appurare quanto la copertura della criosauna fosse efficace nel consentire di ottimizzare il trattamento, in virtù di una diminuzione sensibile della temperatura cutanea. Tra i dati raccolti inoltre abbiamo potuto dimostrare che con la copertura di poliuretano la temperatura interna della criosauna risulta essere più fredda che durante la condizione standard. Infine abbiamo appurato come i valori di thermal discomfort, ovvero il grado di sopportare il freddo, rimanga in un range di valore assolutamente accettabile nonostante il sensibile calo delle temperature dato dalla copertura della criosauna.

Dalla sperimentazione alla pubblicazione!

I dati raccolti sono stati analizzati e discussi dal nostro team di lavoro. In poche settimane abbiamo confezionato un paper. L’idea iniziale era quella di sottoporlo ad una rivista scientifica tra le più prestigiose al mondo del settore. E così è stato: il 15 gennaio 2021 abbiamo inoltrato l’articolo al Journal of Thermal Biology.

Ci sono ricercatori che impiegano mesi, se non anni per ottenere una pubblicazione. Alcuni addirittura devono accantonare l’idea dopo svariati tentativi. Con questo lavoro è successo l’impensabile. Dopo soli 9 giorni la rivista ci ha risposto entusiasta. I revisori, che per regolamento non possono conoscere l’identità degli autori, ci hanno fin da subito inviato commenti positivi!

Results of this study could become another brick into the wall of existing knowledge on PBC effects on human physiology

Reviewer del Journal of Thermal Biology

In meno di due mesi abbiamo superato tutte le fasi della pubblicazione e dal 6 marzo l’articolo risulta a tutti gli effetti pubblicato sul sito della rivista in questione! Un risultato straordinario, impensabile, che ci riempie di orgoglio!

In questa avventura ci hanno accompagnato personalità di spicco come il professor Roberto Codella, docente dell’Università Statale di Milano; Antonio La Torre, docente universitario e Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di Atletica Leggera ed infine, tra gli altri, Piero Ruggeri, docente dell’Università degli Studi di Genova.

Va sottolineato come i primi quattro nomi di questa pubblicazione siano ad appannaggio del centro Krioplanet! Massimo, Sara, Carlo e Martina hanno posto la loro firma su un’impresa memorabile: trasformare la delusione della chiusura in un’opportunità di studio e di ricerca. Il tutto autofinanziato, ovvero investendo i capitali del centro stesso nella ricerca! Un fatto più unico che raro!

La ricerca ci salverà, ne siamo convinti. Così come siamo convinti che ripartiremo con ancor più slancio, forti delle fondamenta solide che lo studio e la ricerca ci lasciano in eredità!

La speranza è quella di rivedervi al più presto e di poter “sperimentare” su di voi gli effetti di questo protocollo innovativo!

Post Author: Krioplanet

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