Fotobiomodulazione e daltonismo: nuovo studio scientifico!

Fotobiomodulazione e daltonismo: nuovo studio scientifico!

Fotobiomodulazione e daltonismo: la luce può migliorare la percezione dei colori?

La luce può aiutare a distinguere meglio i colori? Uno studio clinico pubblicato su Frontiers in Medicine ha esplorato questa possibilità nelle persone con daltonismo congenito rosso-verde, osservando miglioramenti nei test cromatici dopo quattro settimane di una particolare stimolazione luminosa.

È una ricerca che a Krioplanet ci coinvolge da vicino, per due ragioni: Massimo De Nardi, fondatore del centro, è daltonico e ha partecipato come primo autore a uno studio sulla fotobiomodulazione pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients.

Un interesse personale e scientifico che ci porta a seguire con attenzione queste nuove prospettive, leggendo insieme risultati, metodi e limiti.

Perché questo studio ci interessa personalmente

Per Massimo, il daltonismo è parte dell’esperienza quotidiana. Il tema della percezione dei colori ha quindi un significato molto concreto: leggere uno studio che prova a migliorarla suscita curiosità anche sul piano personale.

A questa si aggiunge l’attività di ricerca. Massimo è primo autore di uno studio pubblicato su Nutrients dedicato agli effetti acuti della fotobiomodulazione sul metabolismo a riposo in donne con obesità.

Sono due ambiti diversi: metabolismo e visione dei colori. A collegarli è l’interesse per le risposte biologiche alla luce e per il modo in cui possiamo studiarle.

Proprio questa esperienza ci spinge a porre una domanda precisa: che cosa dimostra davvero questa ricerca sul daltonismo?

Cosa hanno studiato i ricercatori?

Il lavoro di Liu e colleghi, pubblicato nel dicembre 2024, ha valutato una stimolazione luminosa nelle persone con deficit congeniti della visione cromatica di tipo protan e deutan, che riguardano la discriminazione del rosso e del verde.

L’obiettivo era verificare se l’esposizione ripetuta a specifici stimoli luminosi potesse migliorare le prestazioni nei test di riconoscimento dei colori.

Dei 114 partecipanti randomizzati, 74 hanno completato lo studio: 37 nel gruppo trattato e 37 nel gruppo di controllo, che non riceveva alcun intervento.

Il protocollo: luce rossa e verde attraverso un visore

I partecipanti del gruppo trattato utilizzavano un visore per realtà virtuale, attraverso il quale osservavano immagini rosse e verdi alternate.

Il protocollo prevedeva:

  • Luce rossa a 621 nm e verde a 524 nm.

  • Alternanza delle immagini ogni 5 secondi.

  • Sedute di 6 minuti e 20 secondi.

  • Due sedute al giorno, distanziate di 12 ore.

  • Quattro settimane di trattamento.

Gli autori definiscono questo intervento come fotobiomodulazione. Si tratta di una stimolazione specifica, con gli occhi aperti, le cui caratteristiche sono essenziali per interpretare i risultati.

Quali miglioramenti sono stati osservati?

I ricercatori hanno utilizzato diversi test della visione cromatica, comprese le tavole di Ishihara, conosciute per i numeri inseriti in insiemi di punti colorati.

Nel gruppo trattato sono emersi miglioramenti già alla prima settimana, con ulteriori progressi durante il trattamento.

Dopo quattro settimane:

  • Le tavole di Ishihara riconosciute correttamente passavano mediamente da 2,3 a 5,4.

  • Le tavole di Yu riconosciute passavano da 1,6 a 6,5.

  • Il punteggio al Color Blindness Check aumentava da circa 2.353 a 2.694.

  • Il punteggio di errore al Farnsworth–Munsell 100 Hue diminuiva da 298 a 202, una riduzione media di circa il 32%.

Quest’ultimo dato indica una migliore prestazione nel test: il 32% si riferisce alla riduzione del punteggio di errore, non a una percentuale di recupero della visione normale.

Nel gruppo di controllo, le prestazioni rimanevano sostanzialmente stabili.

Come potrebbe agire la luce?

Gli autori ipotizzano che la stimolazione luminosa possa favorire adattamenti nella risposta del sistema visivo, migliorando la discriminazione cromatica.

Il meccanismo biologico resta da chiarire. I miglioramenti osservati nei test non dimostrano una correzione del difetto genetico o una trasformazione dei fotorecettori in cellule normali.

Il risultato interessante è funzionale: dopo il trattamento, i partecipanti riuscivano mediamente a svolgere meglio alcuni compiti di riconoscimento dei colori.

La fotobiomodulazione può curare il daltonismo?

Lo studio apre una prospettiva di ricerca interessante, che richiede ulteriori conferme prima di diventare una proposta consolidata.

Ci sono alcuni aspetti importanti da considerare:

  • Il controllo non riceveva un trattamento placebo: sarebbe utile confrontare il protocollo con una stimolazione alternativa comparabile.

  • Gli abbandoni erano numerosi: 74 dei 114 partecipanti randomizzati hanno completato lo studio.

  • Le valutazioni arrivavano a quattro settimane durante il trattamento: manca una verifica della persistenza dei benefici dopo la sospensione.

  • Il miglioramento riguardava i test: resta da quantificare quanto si traduca in vantaggi nella vita quotidiana.

Per chi è daltonico, come Massimo, è una ricerca da seguire con interesse e aspettative proporzionate alle evidenze.

Questi risultati valgono anche per i pannelli di fotobiomodulazione?

Ogni applicazione della fotobiomodulazione ha parametri e obiettivi specifici. Lunghezze d’onda, intensità, durata, modalità di esposizione e tessuto interessato contribuiscono a definire il trattamento.

In questo studio sono stati utilizzati un visore e una particolare alternanza di luce rossa e verde. I risultati riguardano quel protocollo e non possono essere trasferiti automaticamente ai pannelli destinati al corpo.

Anche il nostro studio pubblicato su Nutrients riguarda un altro ambito: gli effetti sul metabolismo a riposo. È un contributo distinto, che testimonia il nostro coinvolgimento nella ricerca sulla fotobiomodulazione, senza costituire una prova di efficacia sul daltonismo.

L’esposizione degli occhi a dispositivi diversi da quello studiato, quindi, non rappresenta un modo validato per riprodurre questi risultati.

A Krioplanet, un interesse che unisce esperienza e ricerca

Il coinvolgimento personale di Massimo e la sua partecipazione alla ricerca scientifica rendono questo argomento particolarmente vicino al nostro lavoro.

La curiosità ci porta a esplorare nuove possibilità; il metodo scientifico ci aiuta a comprenderne il valore.

Per questo condividiamo lo studio: offre uno spunto concreto sul rapporto tra luce e funzione visiva, con risultati preliminari che meritano approfondimento.

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Riferimento scientifico

Liu Y, Yang Q, Yu J, Jia L. Photobiomodulation therapy for congenital color vision deficiency: results of a preliminary randomized clinical trial. Frontiers in Medicine.